L'intelligenza dell'ispirazione



“Dall’adattamento alla creatività”


Lavorare sodo o, al contrario, giocare?
Grazie allo sport agonistico, ho imparato fin da piccolo a dare il massimo quando volevo raggiungere un obiettivo.
In questo modo ho acquisito, tra le altre cose, qualità come la disciplina e la tenacia, che oggi mi tornano molto utili.

Anche “lavorando sodo” si possono benissimo mettere in mostra le proprie capacità creative.
Creatività nello sport, nel gioco, nell’arte, nelle lingue, nell’umorismo. E chi più ne ha, più ne metta.

Attingendo sempre da questa fonte, però, mi viene da chiedermi se all’epoca avessi davvero idea di cosa fosse in realtà la creatività.

L’intelligenza è creatività che crea piacere
Trovo che questa sia una bella affermazione.
Ma come facciamo a far emergere quella creatività piacevole?

Nel costruire il mio sito web, nello scrivere blog e nel trovare un luogo di lavoro ricco di carattere, diversi elementi si sono combinati in modo molto armonioso. Ho imparato a vivere la creatività sempre più come un processo ricettivo.

L’arte di creare in modo ricettivo
Secondo me, la creazione più profonda e ispirata – quella che davvero tocca, è autentica e risuona – non è qualcosa che si può forzare. Quando cerco di forzare le cose, noto che le parole diventano vuote, le immagini piatte, le scelte forzate. Nasce qualcosa, ma non è vivo.

Nel precedente blog sul tempo di integrazione, ho scritto che a volte sembra che non stia accadendo nulla, mentre sotto la superficie c’è molto in movimento. Proprio nella calma, nel silenzio e nel non fare nulla, spesso i pezzi del puzzle vanno al loro posto. Le parole giuste si presentano senza che io le cerchi.

Idee che si muovono sotto la superficie.
Si collegano tra loro.

Ciò richiede una forma di fiducia diversa da quella riposta nel duro lavoro. Lavorare sodo dà la sensazione di avere il controllo. La ricettività richiede invece di poter sopportare temporaneamente il fatto di non sapere ancora dove si sta andando. Di lasciare spazio a una risposta che non si è ancora manifestata completamente. È una bella sfida. Soprattutto per chi è abituato all’intensità, al ritmo serrato e a prendere l’iniziativa.

Un luogo che mi chiama
Negli ultimi sei mesi mi sono trovata a confrontarmi con questa sensazione in modo particolare. Senza capirne esattamente il motivo, mi sentivo sempre più attratta da una certa regione. Una zona in cui andavo già da anni, ma dove non avevo mai preso seriamente in considerazione l’idea di vivere o lavorare.

Così ho deciso che sarebbe stato bello per il mio cane scoprire di nuovo qualche posto nuovo, un po’ più lontano da casa. Questo ci ha portato in una natura incredibilmente bella e vasta e mi ha aperto gli occhi.

Se vogliamo attribuirci un significato spirituale:
Io sento e so che è lì che devo stare.

Quando sono lì, mi sento automaticamente ispirata, mi vengono idee per i blog e poi la scrittura scorre senza sforzo. Più esploriamo i boschi di questa regione, più questa consapevolezza si fa chiara per me. Si potrebbe dire a ragione che questo mi sembra un terreno fertile.

Quando ho messo per iscritto questi primi pensieri, non avevo ancora idea di dove mi avrebbero portato. Nel frattempo, sto trattando per uno spazio dove aprire il mio studio proprio in quella regione.

A posteriori sembra logico. Sul momento, mi sembrava soprattutto di ascoltare qualcosa che non riuscivo ancora a comprendere appieno. Passo dopo passo è diventato chiaro dove si volesse arrivare.

💫
L’ispirazione non si può catturare.
Ma si può accogliere.

Le idee più belle non le ho inventate io.
Ho imparato a riconoscerle.

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